The Journal

Articoli, saggi e commenti su libertà, proprietà, mercato e società

  • Grande partecipazione a Montepaone lido per il Premio Internazionale Liber@mente

    Grande partecipazione a Montepaone Lido per la XVIII edizione del Premio Internazionale Liber@mente. Premiati Eugenio Capozzi, Gazzetta del Sud e Acton Institute, in una serata dedicata alla libertà, alla cultura e alla responsabilità personale, con riconoscimenti speciali alle realtà del territorio e un intenso omaggio alla memoria dell’artista Angela Fidone.

  • Reagan e la tassa che nessuno aveva votato

    La riforma fiscale di Ronald Reagan del 1981 non ridusse soltanto le aliquote: mise fine al meccanismo del fiscal drag, che permetteva all’inflazione di spingere i contribuenti verso scaglioni più onerosi senza alcun aumento d’imposta formalmente votato. Una lezione ancora attuale anche per l’Italia, dove l’assenza di un’indicizzazione sistematica continua a trasformare l’inflazione in una tassa occulta.

  • Gli stranieri comprano, lo Stato si indebita

    C’è qualcosa di apparentemente paradossale nei conti pubblici italiani. Il debito continua a salire, ma aumenta anche l’interesse degli investitori stranieri per i nostri titoli di Stato. La Banca d’Italia lo mostra nei dati più recenti sulla finanza pubblica: una quota importante del debito italiano è detenuta fuori dai nostri confini e la domanda estera resta sostenuta. A prima vista potrebbe sembrare una promozione dell’Italia. Se tanti investitori comprano Btp, si potrebbe pensare, vuol dire che i nostri conti stanno bene. In realtà significa una cosa molto più semplice: alle condizioni offerte, prestare denaro allo Stato italiano è considerato conveniente.
    Il mercato non distribuisce medaglie alla buona amministrazione. Un fondo americano, una banca tedesca o un investitore giapponese non comprano titoli italiani per manifestare fiducia nella politica economica italiana. Guardano rendimento, rischio, durata, liquidità e alternative disponibili. Se il rapporto tra questi elementi è interessante, comprano. È esattamente ciò che deve fare un mercato. La capacità di trovare creditori, però, non trasforma automaticamente il debito in una virtù. Se una famiglia molto indebitata trova una banca pronta a concederle un altro prestito, può certamente tirare un sospiro di sollievo, ma sarebbe curioso concludere che il suo problema è risolto.
    Con lo Stato accade qualcosa di ancora più particolare, perché lo stesso ha un privilegio che nessuna famiglia e nessuna impresa possiedono: può trasferire il costo dei propri debiti sui contribuenti. Un’impresa deve convincere liberamente qualcuno a comprare ciò che produce e, se sbaglia, può fallire. Lo Stato può invece prelevare risorse attraverso le imposte e, quando quelle risorse non bastano, può prendere a prestito la differenza. Il debito pubblico nasce proprio lì, nello spazio che separa ciò che il potere vuole spendere da ciò che riesce a incassare.
    La questione, vista così, diventa molto meno complicata di quanto suggerisca il linguaggio della finanza pubblica. L’amministrazione starale non possiede una fonte autonoma di ricchezza. Prima di essere speso da un ministero, ogni euro è stato prodotto da qualcuno. Nasce dal lavoro, dall’impresa, dal risparmio, dallo scambio. Mises lo ha ricordato in termini radicalmente semplici: il capitale non compare per decisione politica, ma deriva dal risparmio e dalle scelte degli individui. Hayek avrebbe aggiunto che nessuna autorità centrale possiede le conoscenze disperse tra milioni di persone necessarie per stabilire quale sia l’impiego migliore di quelle risorse. È il mercato, attraverso prezzi, profitti e perdite, a scoprirlo continuamente.
    Il debito pubblico altera questo processo perché consente alla politica di utilizzare oggi risorse senza imporne immediatamente l’intero costo. Se l’apparato pubblico vuole spendere cento ma incassa novanta, può chiedere dieci al mercato. Il cittadino non vede subito una nuova tassa di dieci e la spesa può essere effettuata senza affrontarne immediatamente il prezzo politico. Quei dieci, però, non sono gratuiti e soprattutto non sono apparsi dal nulla. Sono risparmio che qualcuno ha prodotto e che lo Stato ha preso in prestito, promettendo di restituirlo con gli interessi. Il debito è dunque, in larga misura, una tassa spostata nel tempo: permette di godere politicamente della spesa oggi e di rinviarne il costo a domani.
    Naturalmente l’arrivo di capitali stranieri è preferibile alla loro fuga. Una domanda internazionale robusta facilita il collocamento dei titoli, può contenere il costo del finanziamento e riduce la quantità di risparmio nazionale assorbita direttamente dall’amministrazione erariale. Sarebbe assurdo negarlo. Il problema nasce quando da questo dato si ricava una conclusione opposta a quella ragionevole: poiché il mercato continua a prestarci denaro, possiamo continuare tranquillamente ad accumulare debito.
    È qui che il paradosso diventa politico. Da decenni discutiamo soprattutto di come rendere sostenibile il debito, molto meno di come ridurre la macchina che lo produce. Cambiano i governi, cambiano le formule, ma la domanda è quasi sempre la stessa: dove trovare nuove entrate? Raramente viene posta quella precedente: perché lo Stato deve spendere così tanto? Eppure per un Paese nel quale la pressione fiscale è già elevata dovrebbe essere la prima domanda.
    Una prospettiva realmente orientata alla libertà dovrebbe rovesciare il ragionamento. Non occorre cercare continuamente nuove risorse per alimentare un settore pubblico troppo grande; occorre ridurne il bisogno di risorse. Meno spesa, meno apparati, meno partecipazioni pubbliche, privatizzazioni, liberalizzazioni e soprattutto più reddito lasciato nelle mani di chi lo ha prodotto. Non si tratta soltanto di mettere ordine nei conti. Si tratta di restituire capitale alla società, dove può essere investito secondo milioni di decisioni volontarie anziché attraverso una decisione politica centralizzata.
    Per questo la crescita degli acquisti esteri di titoli italiani è una buona notizia soltanto entro limiti molto precisi. Significa che il mercato continua a considerarci un debitore finanziabile. Non significa che continuare ad aumentare il debito sia una buona politica. Gli investitori stranieri fanno bene a comprare Btp quando li considerano convenienti. Fanno il loro interesse e utilizzano liberamente il loro capitale.
    Noi, però, dovremmo finalmente fare il nostro: avere bisogno di vendergliene sempre meno.

  • Premio Internazionale Liber@mente 2026, il 28 agosto a Montepaone Lido (CZ)

    La XVIII edizione del Premio Internazionale Liber@mente si svolgerà venerdì 28 agosto 2026, alle ore 21.30, presso l’Anfiteatro comunale sul lungomare Nausicaa di Montepaone Lido: il Premio, promosso dalla Fondazione Vincenzo Scoppa, sarà conferito a Eugenio Capozzi, Gazzetta del Sud e Acton Institute; la serata, a ingresso libero, sarà condotta da Daniela Rabia e Annarita Palaia, con momenti musicali di Karol Grazia Mascaro al pianoforte e Valeria Procopio al clarinetto.

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    Cile, meno tasse e meno arbitrio: Kast scommette sul capitale

    Il Cile di José Antonio Kast imbocca una strada di maggiore libertà economica: meno tasse sulle imprese, più incentivi agli investimenti e maggiore stabilità delle regole. La “mega-riforma” ridurrà gradualmente l’imposta societaria dal 27 al 23 per cento entro il 2029. Una scelta che rilancia un principio spesso dimenticato: il capitale cresce dove lo Stato tassa meno, interferisce meno e garantisce certezza del diritto.

  • Il Mezzogiorno riparte. ora la politica non lo soffochi

    Nel 2025 il Mezzogiorno cresce leggermente più del resto d’Italia: +0,6% di Pil contro +0,5% nazionale e +1,5% di occupazione, secondo l’Istat. La spinta arriva da commercio, trasporti, telecomunicazioni e servizi professionali, non dai sussidi.
    Il Sud dimostra capacità autonome, ma resta frenato da burocrazia, fiscalità e infrastrutture deboli. Per consolidare la ripresa servono meno vincoli, giustizia più rapida e libertà d’impresa, così da andare oltre cantieri e incentivi del Pnrr.

  • Popper e La società aperta: il libro che smaschera ogni pretesa di governare il futuro

    Popper ha mostrato come ogni pretesa di conoscere il destino della storia apra la strada all’oppressione: dallo storicismo che giustifica i totalitarismi alle ambizioni pianificatrici contemporanee. La società aperta e i suoi nemici difende l’unico antidoto possibile — una società fondata su istituzioni riformabili, potere limitato e libertà individuale, dove nessuna élite può sostituire le scelte di milioni di persone e nessuno, neppure chi governa, può arrogarsi il diritto di decidere il futuro degli altri.

  • La libertà a fumetti, contro i dogmi del potere

    “Liberalismo in comics” è un libro illustrato che ripercorre, con tavole e dialoghi essenziali, la storia delle idee di libertà: dall’antichità alla Scuola di Salamanca, fino alla Scuola Austriaca. Le immagini di Angela Fidone rendono accessibili concetti complessi come ordine spontaneo, limiti del potere, società aperta e cooperazione volontaria. L’opera denuncia il conformismo accademico e l’emarginazione delle teorie non stataliste, offrendo un percorso chiaro e affascinante per comprendere la tradizione liberale. La dedica a Javier Milei ne sottolinea l’attualità in un’epoca segnata da nuove tendenze liberticide.

  • Perché Milei sta cambiando davvero l’Argentina

    Javier Milei sta trasformando l’Argentina riducendo privilegi politici, sussidi e interventi che per decenni hanno distorto il mercato. La sua agenda punta a riportare il Paese a funzionare come un’economia normale, dove investimenti, produzione e crescita dipendono dalle scelte di milioni di individui e non dalla politica. La riallocazione delle risorse verso settori competitivi – agricoltura, energia, miniere – mostra che il mercato torna a premiare chi crea valore. Il cambiamento è difficile ma necessario: solo liberando concorrenza, responsabilità e iniziativa privata l’Argentina può uscire dalla logica delle rendite e tornare a produrre ricchezza.

  • Il costume è solo il pretesto

    A Varenna, sul lago di Como, le multe contro chi gira a torso nudo o in costume fuori dalle aree consentite riaprono il tema del rapporto tra turismo, decoro e libertà. Sanzionare la maleducazione è legittimo; diverso è usare il decoro come pretesto per moltiplicare divieti, ticket, controlli sugli affitti brevi e limitazioni alla proprietà privata. Il turismo non è un’invasione, ma economia reale fatta di lavoro, impresa, ospitalità e scambio volontario.

  • La California chiude i rubinetti al fisco

    In California cresce il rifiuto verso nuovi aumenti fiscali. Dopo anni di tasse, regolazioni e spesa pubblica crescente, gli elettori iniziano a chiedere conto del denaro già incassato. Ma la proposta di una Billionaire Tax mostra che la tentazione patrimoniale resta viva: quando il fisco supera il limite, però, persone, capitali e investimenti cercano altrove libertà e futuro.

  • Il segno di Angela Fidone resterà nella nostra storia

    La Fondazione Vincenzo Scoppa ricorda Angela Fidone, artista, docente e componente del direttivo, che per anni ha contribuito con intelligenza, creatività e passione alle sue principali iniziative. Ha curato il progetto grafico e le illustrazioni della rivista Liber@mente, realizzato le strisce sulla storia del pensiero della libertà, collaborato a Liberalismo in comics e creato Volo, la statuetta del Premio Internazionale Liber@mente. Il suo segno resterà vivo nelle opere e nei progetti ai quali ha dato forma.