Ted Turner, il pirata che ha inventato il mondo in diretta

Il fondatore della Cnn ha trasformato una scommessa privata in una rivoluzione globale dell’informazione

di Sandro Scoppa*

Perché parlare oggi di Ted Turner? Non solo perché è morto a 87 anni, come hanno ricordato il Wall Street Journal, The Guardian e numerosi altri giornali internazionali. E neppure soltanto perché ha fondato la Cnn, la prima rete televisiva interamente dedicata alle notizie ventiquattr’ore su ventiquattro. Turner merita attenzione per una ragione più profonda: la sua vita mostra, meglio di molti trattati, come funziona davvero l’innovazione in una società libera.

Infatti, non ha semplicemente creato un canale televisivo. Ha visto un bisogno che gli altri non vedevano ancora. Ha capito che l’informazione non sarebbe rimasta prigioniera del notiziario serale, dei grandi network tradizionali, degli orari prestabiliti e delle redazioni centralizzate. Ha intuito che il pubblico avrebbe voluto sapere subito, vedere subito, seguire gli eventi mentre accadevano. In altre parole, ha scoperto una possibilità economica e culturale prima che diventasse evidente.

È qui che la sua storia incontra Ludwig von Mises e Israel M. Kirzner. Per il primo, l’imprenditore è il protagonista dell’economia di mercato perché agisce nell’incertezza, anticipa il futuro, coordina mezzi e fini, rischia capitale proprio e viene premiato o punito dal giudizio dei consumatori. Per il secondo, l’imprenditore è colui che resta vigile davanti alle opportunità non ancora colte dagli altri. Non si limita ad amministrare l’esistente: scopre. Turner è stato esattamente questo.

Quando nel 1980 ha lanciato la Cnn da Atlanta, lontano dai centri mediatici di New York, molti lo hanno deriso. La rete è nata con mezzi limitati, ha perso decine di milioni di dollari nei primi anni ed è stata liquidata con sarcasmo come “Chicken Noodle Network”. Ma l’imprenditore autentico non chiede al presente il permesso di costruire il futuro. Il magnate dei media ha utilizzato la tecnologia satellitare, ha trasformato una stazione locale in una “superstation” nazionale, ha sfidato ABC, CBS e NBC, ha costruito Tbs, Tnt, Turner Classic Movies e Cartoon Network. Ha trasformato contenuti, tecnologia e rischio in un nuovo mercato.

La Cnn ha cambiato il rapporto tra pubblico e notizia. L’esplosione dello Shuttle, Piazza Tienanmen, la caduta del Muro di Berlino, la Guerra del Golfo: eventi globali sono entrati nelle case in diretta, senza attendere il riassunto del giorno dopo. Quello che oggi appare normale, nell’epoca degli smartphone e degli aggiornamenti continui, allora era una rivoluzione. Il tycoon americano ha anticipato il mondo dell’informazione permanente prima di Internet.

La sua vicenda dimostra che il mercato non è un meccanismo fermo, ma un processo di scoperta. La vicenda di Turner dimostra che il mercato non è un meccanismo fermo, ma un processo di scoperta. La nascita della Cnn non poteva essere disegnata a tavolino da un ministero, né ricavata da un programma pubblico sull’innovazione dei media. Il futuro dell’informazione ha preso forma attraverso tentativi, errori, investimenti, concorrenza e intuizioni individuali. Una rete accolta all’inizio con scetticismo, costosa da sostenere e derisa dai concorrenti è diventata, proprio grazie alla libertà di rischiare, il modello dell’informazione globale. È l’azione libera, non la pianificazione, a produrre scoperte.

Naturalmente Turner è stato un uomo contraddittorio. Magnate e filantropo, ambientalista e grande proprietario terriero, ribelle e costruttore di imperi, amico di figure discutibili e promotore di cause internazionali. Ha donato un miliardo di dollari alle Nazioni Unite, ha sostenuto iniziative contro la proliferazione nucleare, ha posseduto milioni di acri di terra e decine di migliaia di bisonti. Non è stato un santo laico dell’informazione. È stato qualcosa di più interessante: un uomo libero, imperfetto, eccessivo, capace di trasformare una visione personale in realtà economica.

Anche le sue sconfitte appartengono alla lezione. La vendita della Turner Broadcasting a Time Warner, la successiva fusione con Aol, l’emarginazione progressiva dal gruppo, la riduzione della sua influenza e della sua fortuna personale mostrano che il mercato non garantisce rendite eterne. Nessuno vince sempre. Nessuna posizione resta intoccabile. Anche chi ha inventato un settore può perdere peso quando cambiano tecnologia, assetti societari e strategie.

Eppure, resta il punto essenziale: Turner ha cambiato il mondo perché ha potuto rischiare. Ha potuto sbagliare. Ha potuto investire. Ha potuto sfidare giganti già consolidati. La sua storia è una confutazione vivente dell’idea secondo cui il progresso debba essere guidato dall’alto. Le grandi innovazioni nascono quando individui inquieti, ambiziosi e spesso scomodi possono tentare ciò che appare improbabile. Per questo parlare di Ted Turner, protagonista della rivoluzione delle news 24 ore su 24, significa parlare anche di libertà economica, concorrenza, proprietà, responsabilità e scoperta imprenditoriale. Significa ricordare che la società avanza non quando tutti seguono lo stesso schema, ma quando qualcuno rompe lo schema e costringe gli altri a inseguire. L’imprenditore di Atlanta non ha occupato semplicemente uno spazio nei media: ne ha inventato uno nuovo. Ed è questa, più ancora della Cnn, la sua vera eredità.

* Pubblicato su La Nuova Calabria

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