La politica non è il vero luogo in cui si decidono i destini collettivi: quando leggi e decreti arrivano, le idee che li rendono possibili sono già state accettate. Riprendendo una celebre intuizione di Friedrich A. von Hayek, il testo mostra come il potere agisca prima sul piano culturale che su quello istituzionale, attraverso intellettuali, media e intermediari dell’opinione pubblica che definiscono ciò che è pensabile e ciò che non lo è più. Dai controlli sugli affitti alle politiche ambientali, dagli scioperi alla regolazione tecnologica, molte scelte contemporanee appaiono inevitabili non perché lo siano davvero, ma perché il quadro mentale è stato fissato in anticipo. Il risultato è una politica che ratifica, anziché scegliere, e un dibattito in cui le alternative non vengono confutate, ma semplicemente espulse dal discorso pubblico.