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L’individuo che agisce. Contro le illusioni dell’economia “guidata”

C’è un equivoco che attraversa il dibattito economico da decenni: l’idea che l’economia riguardi solo imprese, banche, grandi interessi. Come se fosse qualcosa di separato dalla vita reale, quasi una costruzione teorica distante dall’uomo concreto.

In realtà, l’economia nasce esattamente dal contrario: dall’individuo che agisce. Ogni scelta, decisione, tentativo di migliorare la propria condizione è già economia.

Non esiste un “uomo economico” diverso dall’uomo reale. Esiste una persona che, di fronte a una situazione che considera insoddisfacente, agisce per cambiarla. Questo è il punto di partenza: l’azione come risposta a un bisogno, a un desiderio, a una valutazione soggettiva.

Ed è qui che cadono molte narrazioni diffuse. Non è vero che l’economia presupponga individui freddi, egoisti o perfettamente razionali. Presuppone soltanto che le persone scelgano. E scegliere significa preferire qualcosa rispetto a qualcos’altro.

Anche quando si parla di altruismo, di sacrificio, di valori “più alti”, il meccanismo non cambia. Si agisce sempre per sostituire una condizione meno soddisfacente con una più soddisfacente, secondo il proprio giudizio. Non esiste un metro esterno che misuri queste scelte.

Questo ha conseguenze enormi. Perché significa che i valori non sono misurabili, non sono comparabili in termini oggettivi. E dunque non possono essere “corretti” dall’esterno senza introdurre un arbitrio.

Ed è esattamente ciò che accade oggi.

Pensiamo alle politiche economiche contemporanee: incentivi, bonus, restrizioni, pianificazioni settoriali. Tutto è costruito sull’idea che qualcuno possa stabilire quali siano le scelte giuste, quali settori vadano sostenuti, quali comportamenti incentivati o scoraggiati.

Ma se le preferenze sono individuali e non misurabili, ogni tentativo di guidarle dall’alto non è una correzione: è una sostituzione.

Non si limita a influenzare il mercato. Lo distorce.

Quando si fissano prezzi, si regolano investimenti, si indirizzano consumi, si sta implicitamente dicendo che le valutazioni degli individui non bastano. Che serve un livello superiore di decisione.

Il risultato è uno spostamento progressivo: dall’azione individuale alla decisione politica.

E qui emerge il punto centrale. L’economia non è una tecnica da applicare. È la comprensione di un processo: quello attraverso cui milioni di individui coordinano le proprie azioni senza un centro unico di comando.

Ignorare questo significa credere che l’ordine possa essere progettato.

Capirlo significa riconoscere che nasce dall’interazione libera.

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