Oggi, dopo l’Urss: perché la lezione di Ludwig von Mises e Friedrich A. von Hayek parla ancora

Quando il potere spegne prezzi e segnali, la società smette di funzionare.
di Sandro Scoppa 
Il 30 dicembre 1922 nasceva l’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche. Oggi, quella data non serve a rievocare un passato chiuso, ma a leggere dinamiche che tornano. L’Urss è stato il più grande tentativo di sostituire l’azione individuale con un disegno centrale, la cooperazione volontaria con l’obbedienza, il mercato con il comando. Il suo fallimento non è stato morale o contingente, bensì teorico prima ancora che storico.
Ludwig von Mises lo ha spiegato con chiarezza già negli anni Venti: senza proprietà privata dei mezzi di produzione non esistono prezzi autentici; senza prezzi non è possibile il calcolo economico; senza calcolo, le decisioni diventano arbitrarie. L’economia pianificata non sbaglia ogni tanto: naviga al buio. L’Urss non è stata vittima di cattivi dirigenti, ma di un’impossibilità strutturale: scegliere senza sapere.
A questa critica si è affiancata quella di Friedrich A. von Hayek, che ha mostrato come la conoscenza rilevante per l’azione non sia mai concentrata, ma dispersa tra milioni di individui. Pretendere che un centro decida “meglio” significa confondere l’informazione con il potere. I prezzi, nel suo schema, non sono numeri freddi: sono segnali che condensano conoscenze locali, mutevoli, spesso inarticolabili. Sopprimerli equivale a spegnere il sistema nervoso della società.
Ora queste lezioni non appartengono ai manuali, ma al presente. Ogni volta che si invoca un’autorità per “correggere” scelte, fissare valori, orientare dall’alto comportamenti complessi, si ripropone la stessa illusione sovietica: che l’ordine possa essere progettato. Cambiano le parole — emergenza, equità, sicurezza — ma la logica resta invariata. E invariati restano gli effetti: rigidità, scarsità, conflitto redistributivo.

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La dissoluzione dell’Urss, il 26 dicembre 1991, non è stats un incidente geopolitico. È stata la resa dei conti con l’impossibilità di sostituire il processo con il piano. Eliminare i segnali significa impedire la correzione degli errori.
Comprimere l’iniziativa dissolve la responsabilità.
Negare la scelta trasforma la cooperazione in costrizione.
Parlarne adesso, agli albori del 2026. significa riconoscere che la libertà non è un ornamento etico, ma uno strumento cognitivo. È ciò che consente alla società di apprendere, adattarsi, coordinarsi senza ordini. La vera alternativa non è tra caos e controllo, è invece tra processi che scoprono e poteri che impongono. L’Urss ha mostrato dove porta la seconda strada. Ignorarlo, nell’epica attuale, significa ripetere l’errore con altri nomi.

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