Milei e il consenso che nasce dalla realtà


Quando una città dedica una via al pensiero della scelta individuale, non celebra il passato: richiama al futuro. A Soverato è accaduto quindici anni fa, e quel gesto parla ancora oggi di Sandro Scoppa* Quindici anni possono sembrare pochi nella vita di una città, ma diventano lunghi quando si parla di simboli. Il 20 novembre…
La politica non è il vero luogo in cui si decidono i destini collettivi: quando leggi e decreti arrivano, le idee che li rendono possibili sono già state accettate. Riprendendo una celebre intuizione di Friedrich A. von Hayek, il testo mostra come il potere agisca prima sul piano culturale che su quello istituzionale, attraverso intellettuali, media e intermediari dell’opinione pubblica che definiscono ciò che è pensabile e ciò che non lo è più. Dai controlli sugli affitti alle politiche ambientali, dagli scioperi alla regolazione tecnologica, molte scelte contemporanee appaiono inevitabili non perché lo siano davvero, ma perché il quadro mentale è stato fissato in anticipo. Il risultato è una politica che ratifica, anziché scegliere, e un dibattito in cui le alternative non vengono confutate, ma semplicemente espulse dal discorso pubblico.
Con una norma inserita surrettiziamente nella manovra 2026 si punta a bloccare gli atti di rinuncia agli immobili, trasformando così il diritto di proprietà in una concessione controllata.di Sandro Scoppa*Il diritto di proprietà non è una concessione dello Stato né una creazione della legge: è una libertà originaria, anteriore a ogni ordinamento politico. Eppure, in…
Gli anni Trenta sono stati il momento in cui gran parte del mondo ha ceduto alla seduzione delle possibilità infinite del potere statale. In America, con l’elezione di Roosevelt nel 1932, il governo federale ha infatti iniziato a intervenire come mai prima: non solo come regolatore, ma come produttore e detentore degli interessi “di tutti”….
L’articolo di Javier Milei su Clarín non è un esercizio accademico, ma un atto d’accusa contro la teoria che ha fornito ai governi l’alibi per spendere, indebitarsi e presentare l’espansione pubblica come “cura” dell’economia. Milei sostiene che il keynesismo abbia trasformato la spesa statale in virtù politica, cancellando il ruolo del risparmio, del tempo e della responsabilità fiscale. Il risultato è una dottrina che giustifica deficit permanenti, interventi continui e una dipendenza crescente dal bilancio pubblico. Una critica che riguarda da vicino anche l’Italia, dove ogni crisi diventa pretesto per più Stato, più debito e meno libertà economica.
Le plusvalenze sulle criptovalute diventano terreno di conquista retroattiva: quando l’innovazione sfugge al controllo, lo Stato riscrive la storia per trasformare la libertà in materia imponibile di Sandro Scoppa* Nel 2018, chi investiva in Bitcoin non stava giocando in un casinò digitale. Stava sperimentando un ordine spontaneo fondato sulla responsabilità personale, sul rischio e su…