Magister humanitatis. In ricordo di Dario Antiseri

di Sandro Scoppa

La scomparsa di Dario Antiseri rappresenta per me la perdita di una presenza che ha avuto un peso reale nel mio percorso intellettuale e personale.

Non ho mai amato le commemorazioni enfatiche, e non è questo che intendo fare. Preferisco ricordarne la chiarezza di pensiero, la disponibilità al confronto e quella bontà generosa che si manifestava senza ostentazione.

L’ho conosciuto qualche tempo prima del tramonto degli anni ‘90 grazie al comune amico don Bruno Bordignon, un sacerdote salesiano, con il quale, da membri della giunta nazionale della Fidae, abbiamo poi organizzato, a Reggio Calabria nel marzo del 2001, un convegno dedicato al buono-scuola e alla libertà educativa. Lo stesso resta tra i ricordi più significativi: la partecipazione di Antiseri, che aveva condiviso con entusiasmo l’idea iniziale, ha contribuito alla qualità del confronto. Da quell’occasione è poi nata, anche con il suo sostegno, la proposta di legge, di iniziativa popolare, per il buono-scuola in Calabria e abbiamo realizzato il volume collettaneo, che ho curato, il “Manuale del buono-scuola”, pubblicato dall’editore Falzea. Si sono aggiunte nel medesimo periodo la nostra collaborazione con le riviste “Riforma e didattica”, promossa dal medesimo editore, e “Libero insegnamento”, il magazine dell’Aninsei.

Sul piano personale ci siamo incontrati molte volte, e con maggiore assiduità negli anni in cui il professore dirigeva il Centro di metodologia delle scienze sociali alla Luiss. Con me è stato sempre buono e affettuoso, un maestro prodigo e attento. A lui devo molto: non solo suggerimenti e indicazioni, ma incoraggiamento, attenzione e un sostegno discreto che ho sempre avvertito come autentico. È senza dubbio tra coloro che mi hanno dischiuso orizzonti più ampi, facendomi conoscere il sistema dei principi del liberalismo classico, autori e prospettive della Scuola austriaca e accompagnando quel percorso con generosità e misura.

Ricordo la qualità umana prima ancora di quella intellettuale — il tratto gentile, la disponibilità sincera, la capacità di dedicare tempo e ascolto senza calcolo.

Rimane una gratitudine profonda e personale, che non si riduce al ricordo di singoli episodi, riguarda piuttosto l’intero cammino condiviso in tante occasioni di confronto.

Alcuni incontri incidono in modo silenzioso e duraturo: continuano a vivere nel modo di studiare, di ragionare e di affrontare le idee. Questo è certamente uno di quelli.

Articoli simili