La società perfetta è una trappola

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Quando la politica smette di educare, sceglie di proibire. E chiama tutela ciò che è rinuncia di Sandro Scoppa Negli ultimi mesi, anche in Italia, è tornata a riaffacciarsi l’ipotesi di vietare l’accesso ai social network ai minori, sull’onda di iniziative assunte o annunciate all’estero e di un clima crescente di allarme mediatico. La proposta…
Il crescente peso del contenzioso fiscale in Cassazione non è solo un problema giudiziario, ma il segnale di una frattura tra cittadini e Stato. L’incertezza normativa, la pressione su proprietà e contribuenti e l’espansione della pretesa tributaria rendono il conflitto inevitabile. Ridurre le cause non significa migliorare le procedure, ma ristabilire limiti chiari al potere fiscale, restituendo stabilità e prevedibilità alle regole.
L’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV affronta il tema dell’intelligenza artificiale ponendo al centro non la tecnica, ma la persona. Il testo coglie il rischio di una nuova concentrazione di potere nelle mani di piattaforme, algoritmi e apparati capaci di classificare, orientare ed escludere. Ma la risposta non può essere un nuovo dominio pubblico fatto di regolazione, sorveglianza e burocrazia digitale. L’uomo non è un algoritmo, ma non è neppure un fascicolo amministrativo: la vera difesa della dignità passa dalla limitazione di tutti i poteri, privati e pubblici.
La crescente mobilità di capitali e contribuenti sta trasformando i sistemi fiscali in un terreno di competizione tra Stati. Le recenti scelte del Regno Unito sul regime dei non-dom stanno spingendo molti grandi patrimoni a valutare nuove destinazioni, tra cui l’Italia, favorita anche dalla flat tax per i nuovi residenti. In questo contesto, la concorrenza fiscale emerge come un limite naturale all’espansione del potere impositivo: sistemi troppo onerosi o instabili rischiano di perdere risorse e investimenti. Più che una concessione, la flat tax rappresenta un segnale di apertura e competitività, ma il vero fattore decisivo resta la certezza delle regole.
Dopo dieci anni è stato speso solo il 56% dei fondi destinati alle aree interne: un dato che rivela l’inefficacia di una strategia costruita dall’alto. La pianificazione centralizzata ignora conoscenze locali, tempi reali e cambiamenti sociali, producendo ritardi, inefficienze e territori sempre più vuoti. Lo sviluppo non nasce dai piani, ma dai processi: senza libertà, iniziativa e contesti favorevoli, nessuna risorsa si trasforma in opportunità.
Cultura, identità e territorio meritano autonomia, non interventi discrezionali che frammentano le risorse e soffocano l’iniziativa privata. di Sandro Scoppa C’è un tratto ricorrente nella politica italiana: ogni legge di bilancio diventa il veicolo perfetto per infilare norme minuscole, destinate a finanziare realtà localissime, spesso meritorie, ma subordinate alla logica del favore. Un articolo dell’ANSA…