Sergio Ricossa, il coraggio della libertà
In un’Italia che aveva smarrito il senso della libertà, Sergio Ricossa ha saputo essere una voce controvento. Economista, professore, scrittore, ma soprattutto mente indipendente, ha incarnato il coraggio di pensare con la propria testa quando tutto intorno spingeva al conformismo. Negli anni in cui il collettivismo ha dominato l’università e i giornali, lo studioso torinese ha scelto di vivere contro il proprio tempo.
Le sue idee non erano di moda. Il liberalismo veniva considerato una reliquia del passato, ma lui non si è piegato. Ha continuato a parlare di libertà, di responsabilità individuale e di concorrenza come processo di conoscenza, anche quando pochi volevano ascoltarlo. È stato amico di Bruno Leoni, e come lui ha subito l’ostilità del mondo accademico. Emblematico è stato il caso dei due libri di Hayek, L’abuso della ragione e La società libera, che negli anni Sessanta sono stati mandati al macero. Ricossa ne ha tratto una lezione limpida: le idee giuste non muoiono, anche quando vengono ignorate.

Per chi cercava di sottrarsi al conformismo, è stato un punto di riferimento. Un “garante della speranza”, come ha scritto di Ludwig von Mises, mostrando che la libertà non è un privilegio, ma un compito: la conquista quotidiana di chi non si rassegna all’obbedienza.
Con l’aiuto dello stesso Leoni è entrato nella Mont Pèlerin Society, accanto a Hayek, Friedman ed Einaudi. Lì ha compreso che l’economia non è soltanto tecnica, ma scienza dell’ignoranza: la consapevolezza che nessuno possiede tutta la conoscenza e che solo la competizione libera permette di correggere gli errori e limitare il potere dell’uomo sull’uomo.
Ma la grandezza dell’economista liberale piemontese non si è fermata alla teoria. La sua attività pubblicistica è rimasta una fonte inesauribile di apprendimento e ironia. Con finezza e spirito critico ha saputo smontare la realtà sociale, rivelandone i paradossi e le presunzioni. Ha avuto il dono di illuminare gli angoli nascosti della vita, mostrando come l’uomo, pur volendo essere eroe, finisca spesso per cadere nel ridicolo.
Celebre è il suo racconto immaginario in cui, dopo una “Catastrofe” che ha distrutto ogni cosa, si è ritrovato Segretario del “Sottocomitato per la scienza economica”, incaricato di recuperare gli insegnamenti dei grandi economisti. Ne è nata una controstoria comica e acuta, popolata da vanità accademiche, dispute teoriche e animali simbolici — il cane di Maffeo Pantaleoni, i gatti di Pareto — che hanno accompagnato il fallimento delle teorie. Con disarmante ironia ha concluso che una vera scienza economica “non è mai esistita”: sono esistiti economisti, cattedre e fondi, ma non la scienza in senso pieno.
Dotato di chiarezza e umanità, Sergio Ricossa ha unito profondità e leggerezza. Ha parlato ai giovani con naturalezza, regalando la sua intelligenza come un dono, non come un titolo. Non ha mai cercato onori né riconoscimenti ufficiali: gli è bastata la libertà di pensare e la gioia di discutere con chi non ha paura delle idee.

